Si fa presto a dire Storytelling

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Non smetteremo di esplorare e alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza e conosceremo quel luogo per la prima volta.

T. S. Eliot “Quattro Quartetti”

Tra meno di una settimana entrerò in aula per parlare di Storytelling di viaggio.

Si fa presto, ormai, a parlare di storytelling: non passa giorno senza che la parola venga (ab)usata ma, come scriveva Umberto Eco qualche tempo fa:

Le parole sono innocenti.

Siamo noi che, usandole senza fantasia, le rendiamo odiose.

Quindi sta a noi ripescare la fantasia, tirare fuori dal mazzo delle nostre abilità la carta del sapere guardare con occhi sempre nuovi il mondo. Da quello stupore, da quella capacità di relazione e scambio con la nostra realtà, partiremo per un viaggio che spero emozionante all’interno della nostra capacità di  raccontare ciò di cui facciamo esperienza lungo la via.

Come?

Unendo i puntini delle nostre emozioni in una narrazione.

Emozioni, quelle del viaggio, che sono intimamente legate al nostro immaginario, alla sfera dei desideri e dei sogni, prima ancora che al nostro vissuto. Emozioni che cerchiamo di concretizzare in un’esperienza e di tenere vive proprio attraverso il racconto. Un racconto che, grazie agli strumenti social, ci prende per mano prima ancora di partire e segue l’evolversi del viaggio sin dal suo primo concepimento interiore, immaginifico, personale. Emozioni  delle quali avere rispetto perché, se frustrate, portano  conseguenze negative per la destinazione e/o la struttura ricettiva scelta e che, proprio grazie agli strumenti di condivisione su internet, in breve tempo riescono a fare il giro del mondo.

Per tutti questi motivi (e per molti altri di cui parleremo insieme in aula) è importante tornare  a dare valore alle parole, che le si torni cioè ad amare e, se serve,  a centellinare come un buon vino di annata.

Non dovremmo mai dimenticare infatti che le parole sono cose, creano mondi, aspettative, evocano immagini e situazioni e che a seconda di come uniamo i nostri puntini, disegniamo universi di senso che attraggono (o respingono) le persone, facendole in questo caso scegliere la nostra destinazione o anche no.

Riuscire a creare legami di fiducia e senso di appartenenza in chi ci legge è diventata, oggi più che mai, la vera conditio sine qua non per una comunicazione efficace, autorevole, affidabile e quindi produttiva. Ecco perché una buona esperienza di storytelling di viaggio,  non può  prescindere dal riconoscere il valore del linguaggio e anche per questo deve essere onesta e raccontare il vero con spontaneità, senza perdere di vista l’indiscusso protagonista: il contenuto. 

Durante le 70 ore di corso, cercheremo di costruire mappe di senso per orientarci nel vasto e popolato universo dei social network, per facilitare l’espressione delle inclinazioni dei singoli, anche attraverso un’attenta fase di autoascolto, al fine di comprendere quelli che sono gli strumenti che meglio si adattano alle nostre capacità e non mancheranno occasioni di condivisione e conoscenza del territorio.

Le letture si affastellano  da giorni sulla mia scrivania, gli spunti fioriscono come i crochi quando si scioglie la neve e le idee vengono a bussare alle porte dei miei sogni, insensibili alle questioni di orario.

Direi che i segnali sono evidenti: sono pronta per il nuovo viaggio.

 

 

Milli – a little, big journey around the world from Honig Studios on Vimeo.

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